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lunedì 9 febbraio 2009

ARTICOLI SULLA PSICOMOTRICITA'











NOTE SULL'EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI PSICOMOTRICITA'


Il termine psicomotricità è un neologismo che assume il suo pieno significato solo in tempi che si possono definire storicamente recenti. La psicomotricità infatti è giovane. La prima apparizione del termine in forma aggettivata, cioè il termine "psicomotorio", si fa risalire intorno al 1870 per dare un nome a delle regioni della corteccia cerebrale vicine alle aree propriamente definite motorie, laddove si ipotizzava avvenisse l'unione, ancora piuttosto misteriosa, tra il movimento e l'immagine mentale.In seguito il termine "psicomotorio" vide crescere la sua fortuna soltanto intorno al 1900 quando Tissié enunciò la sua concezione di educazione fisica collegandola a quei concetti che erano stati scoperti in precedenza. Tissié avviò i suoi studi e le sue ricerche partendo da una critica alla ginnastica che veniva proposta alla fine del 1800, seguendo un progetto educativo che a quei tempi volle il suo governo e che era realizzato da un colonnello. E' facile immaginare anche di quale ginnastica si trattasse: era assolutamente finalizzata all'irrobustimento muscolare, alla prestanza fisica, alla forza e alla formazione del carattere e utilizzava un metodo che era definito con due aggettivi: "atletico e acrobatico". Tissié a quel tempo, ebbe il grande merito di affermare la necessità di abbandonare questo modello di educazione fisica, di tipo militare, per seguirne uno più scientifico. Il suo progetto pedagogico si fondava sul principio del rapporto intimo che esiste tra pensiero e movimento, per effetto dei legami che uniscono cervello e muscoli.
Nella prima metà del '900 Guilmain trasferì sul piano educativo le idee di Dupré e Wallon, relativamente alle concordanze che esistono tra motricità e intelligenza e motricità e carattere.Già da allora Guilmain ideò un vero e proprio metodo rieducativo, i cui obiettivi erano di rieducare l'attività tonica, cioè l'attività del tono muscolare, quindi le posture, l'equilibrio, la mimica facciale. Uno dei principi su cui si basava questo metodo era stimolare l'attività di relazione tramite il gioco.Questa era la grande novità: nessuno ancora aveva mai pensato a far ginnastica per stimolare delle relazioni, per poi sviluppare la padronanza motoria. Il suo metodo oggi è criticabile ma resta comunque il primo modello di intervento determinato, con obiettivi e finalità specifici.
Nel periodo tra il secondo dopoguerra e i primi anni '70 un notevolissimo impulso alle pratiche psicomotorie venne dato da un grande neuropsichiatra: Julien de Ajuriaguerra, soprattutto in ambito terapeutico. Il suo "Manuale di psichiatria del bambino" un testo validissimo ancor oggi, è un'opera teorico - metodologica che costituisce la prima "carta" della psicomotricità o più propriamente della "terapia psicomotoria". In quest'opera Ajuriaguerra sostiene che la sindrome psicomotoria non va considerata in corrispondenza ad una lesione cerebrale ma legata, ecco la grande novità, all'affettività e al soma allo stesso tempo. Quindi Ajuriaguerra, proclama già l'unità psicosomatica prendendo in esame la persona tutta intera, nella sua completezza di psiche e corpo. Afferma inoltre che la strutturazione del movimento e della tonicità avvengono attraverso rapporti molteplici con implicazioni senso-percettive e affettive, insistendo inoltre sul ruolo della funzione tonica e motoria nelle attività di relazione.Dal 1970 ad oggi, in questo breve ma fondamentale periodo per la psicomotricità, si assiste ad un ampliamento dei riferimenti scientifico - culturali che stanno alla base di questa disciplina. La teoria psicomotoria fa sempre più riferimento alla psicologia, alla psicoanalisi, all'etologia e ai numerosissimi studi sulla comunicazione non verbale. Questo interesse crescente verso altre discipline fa sì che la psicomotricità integri apporti provenienti da quelle stesse discipline. In questo periodo nascono, si rafforzano e si definiscono molte pratiche psicomotorie educative.
La Francia è la culla della psicomotricità. In Francia la psicomotricità si è espressa attraverso diverse "scuole", come quella di Aucouturier, Lapierre, Vayer, Le Boulch, per citarne alcune. Bernard Aucouturier e André Lapierre - che hanno lavorato e scritto insieme negli anni "70 e che da molto tempo lavorano autonomamente, hanno dato origine a due diverse scuole psicomotorie, le più note e le più introdotte anche in Italia. Bernard Aucouturier ha ideato la "Pratica"Psicomotoria"i cui fondamenti teorico-pratici sono esplicitati nel suo testo di recente pubblicazione "Il metodo Aucouturier – Fantasmi d'azione e Pratica Psicomotoria" Per quanto riguarda un approfondimento del pensiero di Lapierre si rinvia alla lettura del testo "Dalla Psicomotricità relazionale all'analisi corporea della relazione"
La iniziale concezione psicomotoria di questi due importanti Autori parte da un corpo organico e meccanico composto di ossa, muscoli, leve ossee, al quale si chiede soltanto un funzionamento corretto e un rendimento fisico ottimale. Era il concetto di base dell'educazione fisica e sportiva e, soprattutto, purtroppo, della concezione medica. Il corpo anatomico, dicevamo; su questa meccanica corporea si agiva con mezzi altrettanto meccanici. Questo modo di pensare viene spinto fino al limite da certe costruzioni razionali della ginnastica correttiva e ortopedica. E' stato lavorando proprio in quel campo che Aucouturier e Lapierre si sono resi conto che la meccanica umana aveva anche altre dimensioni, se non altro quella neuromotoria. Approfondendo le loro conoscenze nel settore della neuromotricità hanno scoperto per esempio l'importanza dei centri sottocorticali. Lo spirito, la coscienza, cominciavano a perdere la loro onnipotenza sul corpo. Questo corpo aveva una sua organizzazione che interveniva e interagiva in modo importante con tutto il resto. Uno studio più approfondito poi da parte di questi due Autori ha messo in evidenza anche le relazioni che esistono tra strutture motorie sottocorticali e centri di integrazione delle emozioni cioè dell'ipotalamo. Qui la dimensione affettiva e psichica appariva direttamente collegata al corpo, alla sensorialità, al tono, alla motricità e si ricollegava a tutti quei dati sull'inconscio che ci venivano forniti dalla psicoanalisi. Questa organizzazione, che possiamo definire "tonico-emozionale", gettava un primo ponte robusto tra il corpo e lo spirito, almeno nella sua dimensione affettiva, ed era riconoscibile come base per tutti i metodi di rilassamento e per tutti i tentativi di spiegazione delle pratiche orientali, molto lontane dal nostro modo di pensare.
Tra le altre "scuole psicomotorie" che si sono diffuse anche in Italia, ricordiamo la "Psicocinetica" di Jean Le Boulch indirizzata ai bambini fino ai 12 anni. Il suo metodo, attraverso il quale intende superare il dualismo mente-corpo, ancora troppo presente nelle metodologie utilizzate nell'educazione fisica anche ai nostri giorni, è legato a un concetto di pedagogia attiva basato sulla visione unitaria della persona e che utilizza la dinamica del lavoro di gruppo.Pierre Vayer invece, insieme a Luis Picq, pubblica il primo testo sulla psicomotricità per le Edizioni Armando : "Educazione psicomotoria e ritardo mentale". E' un testo rivolto all'educazione dei bambini handicappati e quindi utilizzato soprattutto dagli insegnanti di scuola speciale. Resta comunque il primo libro edito in Italia che parla di educazione psicomotoria. Vayer sostiene un'azione educativa e un contesto formativo concepiti in funzione del bambino e rapportati all'età e ai bisogni tipici di quella età. Giudicando fondamentale l'osservazione del comportamento dinamico del bambino ideò insieme a Picq un famoso "esame psicomotorio" volto a definire un profilo del bambino in un determinato momento della vita.La concezione attuale della psicomotricità è il risultato di questa lunga evoluzione che trae origine dalla pratica pedagogica ma anche dalle diverse correnti di pensiero che caratterizzano le concezioni europee sul corpo e il movimento e la loro utilizzazione a fini educativi e terapeutici.
Il dualismo di Cartesio tra res cogitans e res extensa, la separazione netta tra materia e mente, tra cose e coscienza, tra soggetto e oggetto, ha condizionato il pensiero di generazioni di filosofi e condiziona ancora molto. L'aver posto il problema del dualismo mente-corpo ha aperto un dibattito plurisecolare; l'impossibilità di pervenire ad una soluzione accettabile e non confutabile nell'ambito della filosofia tradizionale, ha finito col dare preminenza allo spirito forzandone anche lo sganciamento dalla realtà corporea, condizionando anche le nostre concezioni pedagogiche. A scuola si "faceva l'uomo" durante l'ora di ginnastica o nelle ore passate sui banchi? In genere il fare l'uomo era più legato alla mente e allo spirito, piuttosto che al corpo.Tutto ciò ha generato una pedagogia con marcate caratteristiche di intellettualismo, di verbalismo, di astrazione e una concezione di questo tipo dell'educazione non poteva che concedere spazi secondari alla sfera del corpo.Era necessario qualcosa di diverso per cambiare le cose, come per esempio il progredire generale delle scienze umane e, più in particolare, i progressi della medicina psicosomatica, della neurofisiologia, dell'etologia. Era necessario tutto questo perché si evidenziasse quanto fosse illusorio pretendere di formare complessivamente un essere umano disinteressandosi del suo corpo. Gli studi della neuropsicologia impostano e determinano a livello scientifico il superamento di quei confini fittizi tra psiche e soma.In conclusione: il pensiero psicomotorio tenta di riunificare l'essere umano in un corpo-mente, corpo-spirito in relazione dialettica. E' stato necessario superare numerose tappe per liberarsi da questo schema dualista di psiche e soma e forse, pur essendo riusciti a scorgere più da vicino l'unità dell'essere, resta ancora molto da scoprire.
Nello stesso periodo emergevano altre correnti di pensiero che tendevano a mettere in risalto e a sottolineare il legame che esisteva tra corpo e intelligenza, tra corpo e sviluppo cognitivo. Ci riferiamo agli studi di Henry Wallon e Jean Piaget soprattutto. Si parla poco degli studi di Piaget sui legami tra corpo e affettività ma questi esistono: il discorso piagetiano preponderante giunto a noi è stato quello delle tappe dello sviluppo cognitivo. Una concezione cognitiva del rapporto con il corpo ha portato ad una psicomotricità funzionale basata sulla nozione di "corpo proprio", che parte dal suo stesso asse, coi concetti di alto-basso, destra-sinistra, davanti-dietro, sopra-sotto, con il tempo considerato come durata, successione, intervallo. La concezione di corpo come riferimento spaziale avrebbe in seguito avuto un grandissimo successo alla fine degli anni '70 - inizio anni '80.
In Italia, negli anni '70, la psicomotricità incominciò a diffondersi e penso che oggi si sia arrivati, per effetto degli studi e delle ricerche cliniche, ad un riconoscimento della validità della psicomotricità e a una definizione dei suoi ambiti di intervento. Sono sorte molte Scuole di specializzazione e gli operatori usciti da queste scuole lavorano nei Servizi Materno Infantili delle AUSL, in Centri specialistici o – su progetti – negli asili-nido, nelle scuole materne ed elementari.
Note tratte da "Appunti per una storia della psicomotricità" di Ruggero Toni, pedagogista.

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martedì 27 gennaio 2009

Psicoterapia per bambino

I disturbi psicologici infantili

I disturbi dell'infanzia elencati sotto, comprendono quei disturbi che di solito (ma non sempre), compaiono per la prima volta da bambini o da adolescenti, anche se spesso possono essere diagnosticati da adulti.


Principali disturbi infantili:

Ritardo mentale: fuzionamento intellettivo inferiore alla media, con scarso livello di: cura di se stessi, adattamento alla vita familiare, socializzazione ...

Disturbi dell'apprendimento: difficolta' ad imparare a parlare, ascoltare, leggere e scrivere correttamente.
dislessia (disturbo della lettura e della scrittura)
discalculia (disturbo del calcolo)

Disturbi della comunicazione:
dell'espressione del linguaggio
della fonazione
balbuzie

Disturbi dello sviluppo:
autismo - disturbo autistico

Disturbo da deficit di attenzione e comportamento dirompente:
deficit attenzione e iperattivita'
disturbo della condotta
disturbo oppositivo provocatorio

Disturbi della nutrizione e dell'alimentazione:
pica
disturbo di ruminazione

Disturbi da tic:
disturbo di Tourette: tic motori e vocali.

Disturbi dell'evacuazione:
enuresi
encopresi: evacuazione delle feci in modo ripetuto e solitamente involontario nei vestiti o a terra.



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giovedì 22 gennaio 2009

PNL - Programmazione Neuro Linguistica

L’idea centrale della PNL è che i pensieri, i gesti e le parole dell’individuo interagiscono tra loro nel creare la percezione del mondo. Modificando la propria visione (detta mappa del mondo, ovvero il sistema di credenze relativo a ciò che è la realtà esterna e a ciò che è la realtà interna), la persona può potenziare le proprie percezioni, migliorare le proprie azioni e le proprie performance. La percezione del mondo e la risposta ad esso possono essere modificate applicando opportune tecniche di cambiamento. La PNL insegna a sviluppare abitudini/reazioni di successo, amplificando i comportamenti facilitanti/efficaci e diminuendo quelli limitanti/indesiderati. Il cambiamento può avvenire riproducendo con attenzione i comportamenti e le credenze delle persone di successo (modellamento). La PNL sostiene che le persone possiedono in sé tutte le risorse per avere successo. Bandler e Grinder scelsero tre terapeuti di successo – Fritz Perls, Virginia Satir e Milton Erickson – come modelli ispiratori della PNL. I due studiosi analizzarono gli schemi di comportamento e di pragmatica dell'azione terapeutica dei tre e svilupparono schemi specifici per la comunicazione in generale, la costruzione della relazione rapport (rapporto empatico positivo)tra soggetto bisognoso di aiuto e terapeuta e le conseguenze positive in termini di miglioramento personale.

Nome
Il nome scelto dai fondatori della disciplina sintetizza queste componenti:
Programmazione: le modalità umane di comportamento sono variabili e si fondano sulla percezione e sull'esperienza individuali. C'è una gamma predefinita di comportamenti (programmi o schemi), che funzionano in modo inconsapevole ed automatico.
Neuro: ogni comportamento umano è fatto di processi neurologici. Il sistema nervoso riceve stimoli dagli organi di senso (vista, tatto, udito, olfatto e gusto) e li rielabora come percezioni e rappresentazioni.
Linguistica: i processi mentali umani sono codificati, organizzati e trasformati attraverso il linguaggio. Le parole sono ponti che collegano le rappresentazioni interne del mondo con l'esperienza. Il linguaggio è l'espressione individuale della nostra percezione soggettiva.

Cenni storici
Anni ‘70: fondazione e primo sviluppo della PNL
La programmazione neuro linguistica fu fondata e sviluppata da Richard Bandler e John Grinder, sotto la supervisione del noto antropologo Gregory Bateson, all’Università della California, a Santa Cruz, tra gli anni ’60 e ’70. In quegli anni i seminari sul potenziale umano in California si svilupparono come un settore autonomo.
Gregory Bateson, ed in particolare le sue idee sul modellamento umano e sul concetto di mappa e territorio (la mappa non è il territorio) fu influenzato da Alfred Korzybski. Queste idee furono adottate da Bandler e Grinder. Dal 1972 i fondatori della PNL furono molto interessati alle eccezionali capacità comunicative del terapeuta di scuola Gestalt, Fritz Perls, della terapeuta della famiglia, Virginia Satir e dal presidente fondatore della Società Americana della Ipnosi clinica, Milton H. Erickson. Usando questi terapeuti come modelli, furono pubblicati La struttura della Magìa (1975) e I Modelli di Milton H. Erickson (1976, 1977). Alla fine degli anni ’70 Leslie Cameron-Bandler, Judith DeLozier, Robert Dilts e David Gordon lavorarono sia con i co-fondatori che separatamente per contribuire allo sviluppo della PNL.
Anni ‘80: nuovi sviluppi e valutazione scientifica
Negli anni ’80, poco dopo la pubblicazione di La Programmazione NeuroLinguistica Volume I con Robert Dilts e Judith DeLozier, Grinder e Bandler si ritirarono. Tra conflitti e cause legali per la proprietà intellettuale, la PNL cominciò ad essere sviluppata da diverse persone. Negli anni ’80 John Grinder e Judith DeLozier collaborarono a sviluppare una forma di PNL chiamata il Nuovo Codice della PNL che tentava di ripristinare un approccio PNL sistemico alla totalità mente-corpo. Anche Richard Bandler pubblicò nuovi processi con sottomodalità e ipnosi ericksoniana in Using your brain : For a Change (1984). Contemporaneamente Anthony Robbins, che insegnava la PNL già alla fine degli anni ’70, cominciò una massiccia operazione di marketing incorporando elementi di PNL (ridefiniti come Condizionamento Neuro Associativo). Altri studenti e professionisti di PNL elaborarono, definirono e svilupparono le loro integrazioni alla PNL. Michael Hall propose una PNL focalizzata sui cosiddetti “meta-stati” (una condizione in cui si cambiava posizione percettiva e si osservava il sé da una prospettiva più ampia tramite la coscienza auto-riflessiva). Il suo sviluppo della Neuro-semantica ha apportato numerose correzioni al modello della PNL collocandolo maggiormente nel lavoro di Gregory Bateson, Alfred Korzybski e la psicologia cognitiva. Tad James sviluppò una tecnica terapeutica basata sulla linea del tempo (timeline) dove i clienti erano incoraggiati a visualizzare, e possibilmente a creare fisicamente la linea del tempo della loro vita (o tratti di essa), e poi ad alterarla e migliorarla. Ulteriori contributi alla PNL vennero da Judith DeLozier e Connirae e Steve Andreas. Data la numerosità dei contributi e delle persone coinvolte, non si poteva identificare un modello definito ed univoco di PNL.
Alla fine degli anni ’80, le ricerche nel campo della psicologia del counseling sperimentale di Sharpley (1984, 1987) ed il Consiglio della Ricerca Nazionale degli USA diedero un giudizio complessivamente negativo della PNL. Seguì una sostanziale riduzione della ricerca sulla PNL.
Anni ’90: controversie, divisioni, e marketing
A luglio 1996, dopo molti anni di battaglie legali, Bandler fece causa a John Grinder e altri, reclamando la proprietà esclusiva della PNL sin dalla sua fondazione, ed il diritto esclusivo di usare il termine come marchio registrato. Contemporaneamente, nel Regno Unito Tony Clarkson (un praticante inglese) chiese con successo alla High Court di revocare la registrazione inglese fatta da Bandler del marchio PNL, al fine di chiarire legalmente che PNL era un termine generico e non una proprietà intellettuale. A causa della frammentazione della PNL e della mancanza di una struttura normativa che ne regolamentasse e disciplinasse la pratica per supervisionare un campo in così rapida crescita, sembrò arrivato il tempo per la PNL di essere proposta e pubblicizzata come l’ultimo rimedio, la panacea, o la soluzione miracolosa. Cominciarono ad abbondare i modelli di dubbia qualità, così come l’applicazione pratica, in parallelo a iniziative prese in buona fede. Molti di questi approcci erano finalizzati al profitto e alla commercializzazione o al fascino New Age, piuttosto che basarsi sul realismo e sull’etica. Nonostante la comunità PNL sia divisa, la maggior parte del materiale PNL riconosce il lavoro dei co-fondatori, Bandler e Grinder, e il gruppo di studio che li accompagnò negli anni ’70. Nel 1994 Michael Hall, psicologo della scuola del comportamentismo cognitivista, studiò e sviluppò con Bandler la neuro-semantica, un sistema per affrontare e risolvere alcune delle debolezze percepite della PNL.
Anni 2000: Risoluzione dei conflitti legali e regolamentazione governativa
Nel 2001 le controversie legali furono chiuse con la conciliazione tra Bandler e Grinder che si accordarono nell’essere identificati come co-fondatori della PNL. Dal 1978, un solo programma di certificazione a Practitioner di 20 giorni era stato utilizzato per la formazione dei terapeuti che intendevano applicare la PNL come titolo aggiuntivo alle loro qualifiche professionali. Con l’evolversi della PNL, le domande di iscrizione si estesero oltre l’applicazione terapeutica – emersero nuove modalità di formazione nella struttura dei corsi e la progettazione cambiò. Oggi la durata e lo stile dei corsi varia da istituto a istituto. Negli anni ’90, in seguito a tentativi di mettere la PNL su un cammino più regolamentato formalmente in UK, altri governi cominciarono a certificare i corsi di PNL ed i relativi fornitori, come per esempio in Australia, dove un diploma in PNL è accreditato nell’ambito del “Qualifications framework” australiano (AFQ). In ogni caso, la PNL continua ad essere un campo aperto di formazione dove non è definita alcuna “pratica di riferimento” ufficiale. Con differenti autori, formatori e practitioners che hanno sviluppato i loro propri metodi, concetti e definizioni, spesso tutte chiamate in modo indifferenziato PNL, gli standard di formazione e qualità variano molto. In Europa, l’associazione di terapia di PNL sta promuovendo formazione in linea con gli standard europei. La molteplicità delle proposte e la mancanza di controlli hanno reso difficile distinguere su base comparativa i livelli di competenza , abilità e atteggiamento nei vari corsi di formazione PNL. Secondo Pete Schutz la durata del training in Europa varia da 2-3 giorni, per chi lo affronta per hobby, a 35-40 giorni, fino a 9 mesi per raggiungere un livello di competenza professionale.

Applicazioni
La programmazione neuro linguistica è usata negli studi sulla comunicazione umana, come l'educazione, l'apprendimento, la negoziazione, la vendita, la leadership, il team-building, etc. Questa disciplina trova spazi d'applicazione anche nei processi decisionali e creativi, in campo medico, nello sport e in psicoterapia.
In Italia la PNL, attiva dall'inizio degli anni Ottanta, ha sviluppato modelli ed interventi usati in psicoterapia, nelle aziende, nelle scuole e nei centri di formazione.
Al fine di analizzare le teorie della PNL, nel 1995 un team di ricercatori del Counselling Psychology Review (CPR) ha posto sotto esame l'osservazione dei movimenti oculari al fine di ottenere informazioni su predicati verbali o scritti di un soggetto.
La disciplina della PNL è ancora giovane in Italia, anche se in espansione soprattutto nel settore privato, come pragmatica di studio diffusa soprattutto in corsi per agenti di vendita). Esistono in Italia scuole di formazione in psicoterapia presenti negli elenchi MIUR in cui si insegna la tecnica della PNL. Molte scuole hanno poi insegnamenti che si discostano dalla formazione accademica psicoterapica e affrontano i temi del Management aziendale ed il miglioramento della produzione e delle relazioni interpersonali. Diverse scuole sono riconosciute ed attive in Italia.

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mercoledì 21 gennaio 2009

Scuola di Counseling

Scuola Triennale di Counseling Familiare e dell’Età Evolutiva
La Scuola è stata accreditata dalla S.I.Co. (Società Italiana di Counseling) in data 04.03.2005 e forma professionisti Counselor esperti nel trattamento del bambino e della famiglia. Abilita all'esame per l'inserimento nel registro italiano dei Counselor Professionisti.

Destinatari
La Scuola è rivolta a tutti i professionisti della relazione d'aiuto: Psicologi, Pedagogisti, Psicomotricisti, Mediatori Familiari, Logopedisti, Assistenti Sociali, Educatori, Musicoterapeuti, Insegnanti e a tutti gli interessati in possesso di diploma di scuola media superiore.

Finalità
La Scuola di Counseling Familiare e dell’Età Evolutiva forma professionisti Counselor. Il Counselor può aiutare persone in stato di momentanea difficoltà o sofferenza ad attivare risorse latenti e a mettere in pratica strategie di sviluppo e cambiamento più efficaci. Il Counseling Familiare e dell’Età Evolutiva si configura come un intervento preventivo rivolto al bambino e alla famiglia. Ha lo scopo di aiutare la famiglia ad uscire da rigide situazioni disfunzionali per acquisire modalità relazionali più flessibili ed efficaci. L’intervento di Counseling può interrompere il perpetuarsi di situazioni di conflitto e sofferenza migliorando la qualità della vita e offrendo più ricche potenzialità relazionali ed umane.

Dove lavora il Counselor?
Il counselor può operare come libero professionista presso centri privati o strutture pubbliche impegnate a livello terapeutico, educativo, sociale.

Elementi Teorici
La scuola ha come base teorica di riferimento un indirizzo integrato che, a partire dalla metodologia Rogersiana, accoglie i contributi più recenti del Cognitivismo Costruttivista e della prospettiva Sistemico Relazionale.

Contenuti
Elementi di Psicologia
Psicologia dell'età evolutiva
La comunicazione verbale e non verbale
Elementi di psicopatologia dell'adulto e del bambino
L'approccio Rogersiano
Counseling familiare e dell'età evolutiva
La professione del counselor
Tecniche di intervento col bambino
Il counseling scolastico
Metodologia
Lezioni teoriche condotte secondo una modalità interattiva
Momenti esperienziali
Esercitazioni pratiche
Tirocinio didattico
Supervisione

Organizzazione
La Scuola ha una durata triennale per un totale di 650 ore. Le lezioni si terranno nelle giornate di sabato e di domenica. La frequenza è obbligatoria. Si accede alla Scuola previo colloquio d’ammissione. E’ riservata a 20 iscritti.

Corpo Docente
Responsabile didattico: Piera Campagnoli
Didatti facenti parte del corpo docente della Scuola
Campagnoli Piera: Coordinatrice Centro Psicologia, Psicoterapeuta, Professional CounselorD'Ambrosio Giulia Maria: Psicoterapeuta, Neuropsichiatra InfantileDe Angelis Domenico: CounselorDi Carlo Simona: Psicologa, PsicoterapeutaIaccarino Silvia: CounselorLenarduzzi Nadia: PsicologaManzalini Paolo: Medico, Sessuologo, PsicoterapeutaMondini Maria Rosa: Pedagogista, FormatriceSalamino Ferdinando: PsicoterapeutaSalvadori Anna: Psicoterapeuta

Didatti collaboratori esterni
Cafiso Emanuela: Psichiatra, Psicoterapeuta, FormatriceCalanchini Roberta: AvvocatoDanon Marcella: Psicologa, Counselor, FormatriceFani Lucia: Avvocato, Counselor, FormatriceNovella Michele: CommercialistaQuarenghi Laura: CounselorRighetto Elisa: CounselorRossin Renzo: Psicologo, Counselor, Formatore
Organizzazione
Erica Contrafatto: Segreteria
Silvana Senzani: Tutor

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lunedì 15 dicembre 2008

Terapie per il bambino

Proponiamo interventi integrati con il bambino e la famiglia realizzando attività terapeutiche individuali e o di gruppo.

Intervento Integrato
Intervento psicologico
Psicoterapia
Counseling
Psicomotricità
Logopedia
Rilassamento

Intervento Integrato
La metodologia integrata prevede un progetto specifico realizzato sul bambino in collaborazione con la famiglia e la scuola. Questo intervento si realizza attraverso una equipe multiprofessionale composta da: psicologo, psicoterapeuta, logopedista, psicomotricista.

Intervento Psicologico
L'intervento psicologico può essere rivolto ad adulti e bambini. Se un bambino ha un problema di origine affettivo-relazionale, l’intervento psicologico può favorire l’emergere dei propri vissuti problematici e induce a viverli come meno dolorosi.

Psicoterapia
La psicoterapia consente, di poter esprimere il proprio disagio, elaborarlo e trovare nuove soluzioni. Si propone: a livello preventivo per evitare che situazioni poco funzionali si consolidino in patologie; a livello terapeutico quando il disagio si è strutturato assumendo connotazioni patologiche (ad esempio fobie, attacchi di panico, disturbi alimentari, difficoltà relazionali, depressione).
Si può proporre a bambini, adulti, coppie, famiglie.

Counseling
L'intervento di counseling può aiutare le persone in situazione di momentanea difficoltà o sofferenza ad attivare le risorse personali mettendo in pratica strategie di sviluppo e di cambiamento più efficaci. Si configura come un intervento preventivo rivolto al bambino e alla famiglia per evitare l'instaurarsi di una eventuale patologia o disagio evolutivo. Attraverso un percorso di counseling la persona, la coppia o la famiglia, viene aiutata ad uscire da rigide situazioni disfunzionali per acquisire modalità relazionali più flessibili ed efficaci. In tal modo si può interrompere il perpetuarsi di situazioni di conflitto e sofferenza migliorando la qualità della vita e offendo più ricche potenzialità relazionali ed umane.

Psicomotricità
La psicomotricità considera gli individui nella loro globalità psicocorporea. La terapia psicomotoria è rivolta a bambini. Utilizza il corpo, il movimento, l’oggetto, lo spazio, il linguaggio, il gioco, la manipolazione e il rilassamento per aiutare il bambino ad ascoltarsi, esprimersi, conoscersi. Il bambino, scoprendo nuove potenzialità e possibilità espressive, acquisisce fiducia in sè e superando le difficoltà. Si propone in situazioni di disagio motorio e scolastico.

Logopedia
L'intervento di logopedia potenzia la competenza comunicativa dell'individuo. Interviene nei confronti dei disturbi della comunicazione. Si rivolge a pazienti in età evolutiva e/o adulta. E' indicata per i disturbi della voce, della comunicazione e scolastici.

Rilassamento
La terapia di rilassamento offre una occasione per conoscersi meglio. E' un intervento che attraverso l'applicazione di alcune tecniche corporee favorisce la calma, la concentrazione, l'ascolto di sè e una migliore percezione del proprio corpo. L'intervento può essere proposto ad adulti, adolescenti o bambini.

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