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Le scie chimiche esistono eccome!
 
 

Ernst Bernhard

Biografia
Bernhard nasce a Berlino nel 1896 da genitori ebrei. Divenuto medico e pediatra, dopo un'analisi freudiana con Otto Fenichel e Sàndor Radò, Bernhard passò all'analisi junghiana.

Dal 1935 è a Zurigo dove lavora con lo stesso Carl Gustav Jung.

Del maestro zurighese divenne un brillante seguace radicalizzando le teorie junghiane con spiccate venature teosofiche ed esoteriche. Studiava e applicava la chirologia e l'astrologia, faceva lunghi digiuni, consultava assiduamente l'I Ching, l'antico libro-oracolo cinese con prefazione a firma Carl Gustav Jung.

A seguito delle leggi razziali del 1936, per sfuggire alle persecuzioni naziste decise di trasferirsi in Inghilterra, ma Londra gli rifiutò l'ingresso perché pare suscitasse perplessità proprio la sua fede nelle discipline esoteriche, in particolare l'astrologia. Decise così di stabilirsi in Italia insieme alla moglie Dora e precisamente a Roma dove praticò per trent'anni la psicoterapia junghiana.

Qui entra in contatto con un piccolo gruppo di freudiani diretti da Edoardo Weiss. Dall'amicizia con Edoardo Weiss scaturì anche una significativa armonia tra i primi junghiani e freudiani.

Con le leggi razziali del 1938 fu internato in un campo di concentramento in Calabria.

Terminata la guerra riprende la sua attività di psicoterapeuta junghiano sempre a Roma. Ed è da qui che si è diffusa in Italia la psicologia junghiana, grazie agli allievi che Bernhard ha formato tra i quali: Aldo Carotenuto, Mario Trevi, Bianca Garufi, Carlo L. Iandelli, Silvana Radogna, Claudio Modigliani, Paolo Aite, Marcello Pignatelli, Michele Pignatelli,Francesco Montanari, Gianfranco Tedeschi, Silvia Montefoschi, Mario Moreno, Enzo Lezzi, Francesco Minozzi e Hélène Erba-Tissot che ha curato l'unico libro di Bernhard: "Mitobiografia".

Nel 1961 lui e i suoi allievi fondarono l'AIPA (Associazione Italiana di Psicologia Analitica)

Nel 1966 da questa associazione iniziale si staccherà un gruppo di dissidenti che assumerà il nome di Centro Italiano di Psicologia Analitica (CIPA).

Personaggi di spicco della cultura italiana gravitarono intorno al gruppo di Bernhard, tra questi: Federico Fellini, Natalia Ginzburg, Giorgio Manganelli e Roberto Bazlen fondatore della casa editrice Adelphi.

Ernst Bernhard che amava definire il suo orientamento psicoanalitico con il termine di "psicologia del processo di individuazione", piuttosto che adottare la definizione dello stesso Jung di "Psicologia Analitica", muore a Roma nel 1965.


La "Mitobiografia"
L'attività intensissima di Bernhard in Italia fu eminentemente dialogica e discorsiva: pazienti, allievi, seminari occupavano quasi tutto il suo tempo. Il suo essere di madrelingua tedesca, inoltre, gli rendeva ostico lo scrivere in italiano, lingua nella quale pure lavorò prevalentemente, dal momento della sua emigrazione nel 1936.
Come accennato sopra, di lui ci è rimasto un unico testo (uno dei primi titoli della Biblioteca Adelphi, il n. 25), dichiaratamente non organico, prodotto collettaneo di materiali diversi (testi di conferenze, registrazioni di conversazioni, il suo diario), ordinati cronologicamente da Hélène Herba-Tissot.

La natura stessa di quest'opera, e la scelta dell'ordinamento cronologico, forniscono volutamente un panorama "orizzontale", per così dire, del suo pensiero piuttosto che una sua rappresentazione "architetturale". Ne emergono comunque i poli delle riflessioni che accompagnarono la sua vita e la sua opera.

Il polo più profondo e personale di questo pensiero è l'appartenenza alla radice culturale e psicologica ebraica, nelle sue espressioni più mistiche, e la meditazione del rapporto tra ebraismo e cristianesimo, intesi come correnti profonde e strettamente intrecciate della struttura psicologica dell'uomo contemporaneo. Non a caso, nell'ultimissima riflessione citata nel libro e dettata pochi mesi prima della morte, egli ritorna alla prima lettura di Buber fatta durante la prima guerra mondiale, e a come quella lettura lo aveva stimolato ad approfondire la figura del Cristo.
Nel tentativo di teorizzare filosoficamente il principio radicalmente monistico del proprio pensiero (radicato nell'ebraismo, ma anche nelle filosofie orientali) Bernhard ritorna al concetto di entelechia ("la vita secondo un disegno", come la definisce egli stesso), principio metafisico posto come motore primario della vita e della coscienza, che (citiamo l'autore) "si manifesta nella coscienza facendo apparire l'interna 'necessità' a cui è soggetta ogni parte, come 'volontà'.".
È questa base filosofica, che induce Bernhard a trasformare la psicologia analitica di Jung in "psicologia del processo di individuazione": la via dell'individuazione è infatti l'esplorazione, da parte dell'individuo, di un percorso di conoscenza che "può significare soltanto la conoscenza del posto e del compito che la 'parte' [soggettivamente, l'individuo] ha nell'organismo dell'Uno".

Ernst Bernhard visto dagli altri

Ernst Bernhard nei ricordi di Natalia Ginzburg
Nell'estate del 1944 la scrittrice non aveva ancora trent'anni. Suo marito, Leone Ginzburg, era morto in carcere.
"Ero molto depressa, e allora un'amica mi consigliò di andare da Bernhard. Non sapevo niente di lui e mi era indifferente che fosse junghiano, anche perché avevo nozioni confuse sulla differenza tra Jung e Freud."
Bernhard si sedeva davanti a lei e l'ascoltava fumando in un bocchino d'avorio.
"Era un uomo alto, con una coroncina di riccioli argentei, piccoli baffi grigi e spalle un po strette."
"Mi mettevo a parlare a precipizio"[......]"Benché sapessi di essere io la paziente, trovavo lui molto paziente con me. Prima di salire, mi sedevo in un caffè e appuntavo giù in fretta i miei sogni, con l'affanno di una scolara che deve presentare il compito."
Un episodio buffo, senza significato apparente, tuttavia farà precipitare la situazione:
"Un giorno lo trovai con una camicia chiusa al collo e una cravattina a farfalla. Sulla sua persona austera ed ebraica mi sembrò il più stupido segno della frivolezza...Di colpo smisi di andare da lui."
Di questo incontro con Bernhard la Ginzburg ha scritto in "Mai devi domandarmi"


Il ricordo del regista Federico Fellini
"...ci siamo visti molto spesso, a volte anche fuori dal suo studio. Bernhard mi ha sempre ispirato un sentimento di grande pace."

"L'immagine del suo studio in via Gregoriana. L'ora in cui lo andavo a trovare più volentieri era quella del tramonto, quindi c'era un sole che a un certo momento rendeva tutto dorato il pulviscolo della stanza. C'erano grandi finestre e l'occhio si perdeva su un panorama sterminato di Roma, mentre giungevano i rintocchi di tutti i campanili. Sembrava di essere in una mongolfiera sospesa nell'aria."

 

 
 
 

 

 
 
 
 
 
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Web

www.psicoterapia-counseling-disturbo-apprendimento.org
 
Psicologia. (2006, settembre 25).
Wikipedia, L'enciclopedia libera. Retrieved, settembre 28, 2006