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Carl Gustav Jung: il tradimento del delfino

Lettera del 3 gennaio 1913 di Freud a Jung all'avvicinarsi della fine della loro amiciziaNel 1913 fu la volta di Jung ad abbandonare Freud e gli altri psicoanalisti che condividevano la teoria sessuale della libido e l'impostazione "scientifica" che Freud aveva dato alla teoria psicoanalitica.

Benché Jung ritenesse la sua visione comunque "psicoanalisi", per evitare ogni confusione con l'impostazione Freudiana fu costretto da Freud stesso a denominare altrimenti il suo nuovo punto di vista. Egli scelse il termine di "psicologia analitica" e da allora si è soliti riferirsi alla psicoanalisi di orientamento junghiano con tale denominazione. L'italo-tedesco Ernst Bernhard, per accentuare il riferimento ad una sua personale lettura del testo junghiano, usava il termine di "psicologia dell'individuazione", avendo fatto suo il programma di difendere ad oltranza le nuove individualità ancora deboli nell'affrontare quel dinosauro potente ma necessario anch'esso all'evoluzione, la coscienza collettiva.

In alcuni paesi tale divergenza non comportò problemi di grave entità dal punto di vista organizzativo per il movimento psicoanalitico nel suo insieme; in altri, come l'Inghilterra, significò la dissoluzione del movimento che riuscì a ricostituirsi solo nel 1919.

Alle radici del dissidio Freud-Jung: l'interpretazione dell'incesto e della vicenda edipica
Nel 1912 apparve il saggio di Jung "La libido: simboli e trasformazioni". Si presentò immediatamente come il libro della discordia, poiché presentava una nuova concezione della libido e delle sue trasformazioni che si riassume in quella che sarebbe diventata la nuova impostazione teorica e clinica eretica di Jung: la concezione dell'incesto simbolico.

Per Jung, infatti, il limite di Freud relativamente alla tematica fondamentale dell'incesto è quello di attenersi ad una interpretazione meramente letterale del desiderio incestuoso, palesando così la sua incapacità di cogliere al di là di una interpretazione concretistica il significato spirituale dell'incesto in quanto simbolo.

Quanto Jung andava affermando era quindi grave nei confronti dei capisaldi della teoria psicoanalitica sino ad allora elaborata, a partire dalla ormai superata prima ipotesi del trauma infantile, perciò Jung indugiava nel decidere di dare alle stampe questo suo libro. Temeva infatti di perdere un'amicizia così importante e non aveva intenzione di separarsi dal movimento psicoanalitico: voleva semplicemente essere un ricercatore libero all'interno di un unico movimento. La moglie Emma Jung, anch'essa psicoanalista, lo rassicurò esprimendo il suo parere che i suoi timori fossero eccessivi e che quindi potesse esprimere le sue opinioni anche se divergenti.

Così non fu e tutti i suoi amici psicoanalisti, uno ad uno, non gli rivolsero più la parola, considerandolo da allora un traditore della causa a cui il movimento si era votato.

Un ponte tra psicoanalisi e scienza fisica: il concetto in Jung della libido come energia
Nella nuova concezione della libido in Jung, questa, intesa semplicemente come energia psichica, avrebbe dovuto fare da ponte tra la psicoanalisi e le nuove scienze della fisica.

«Concepivo la libido come il corrispondente psichico dell'energia fisica, e quindi, più o meno, come un concetto quantitativo, che perciò non avrebbe dovuto essere definito in termini qualitativi... non intendevo più parlare di istinti di fame, aggressivi, sessuali, ma considerare tutti questi fenomeni come manifestazioni diverse dell'energia psichica.»
(La libido: simboli e trasformazioni - Carl Gustav Jung)
«Anche in Fisica parliamo di energia e delle sue varie manifestazioni, come luce, calore, elettricità, etc. Lo stesso vale anche per la psicologia... Se concepiamo la libido come energia, possiamo averne una visione abbastanza unitaria... M'interessava stabilire anche per la psicologia un'uniformità simile a quella che nelle scienze naturali esiste come generale energetica.»
(La libido: simboli e trasformazioni - Carl Gustav Jung)

Come si sa, in seguito Jung elaborò un altro concetto che potremmo definire un ponte tra la psicoanalisi e le nuove concezioni della fisica che andavano maturandosi nei primi del novecento: il concetto di sincronicità, anch'esso ulteriore rottura con il principio di causa-effetto tipico del metodo scientifico oggettivante utilizzato nel modo di elaborarazione della psicoanalisi freudiana.

Pregiudizi sul significato della sessualità nella teoria psicoanalitica di Jung
In seguito si diffuse una vulgata semplificata della concezione junghiana della libido, tanto che Jung ebbe a lamentarsene:

«È un errore assai diffuso ritenere che io non veda il valore della sessualità. Al contrario, essa ha gran parte nella mia psicologia, come un'espressione essenziale - sebbene non la sola - dell'intera psiche. Ma il mio obiettivo principale è stato di investigarne - al di là del suo significato personale e della sua funzione biologica - l'aspetto spirituale e il significato numinoso, e così di chiarire ciò che affascinava tanto Freud, senza che egli sapesse coglierne il valore. I miei pensieri su questo argomento sono contenuti nei miei lavori "La psicologia del Transfert" e "Misterium Coniunctionis". La sessualità è della massima importanza come espressione dello spirito ctonio, poiché questo è l'"altra faccia di Dio", il lato oscuro dell'immagine divina.»
(Ricordi, sogni, riflessioni - Carl Gustav Jung)
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Precisazioni di Freud sul carattere sessuale della libido
Freud sarebbe tornato sulla questione in "Introduzione alla psicoanalisi", in cui polemizzava apertamente con Jung:

«È evidente [...] che c'è poco da guadagnare accentuando, secondo il modo di procedere di Jung, l'unità originaria di tutte le pulsioni e chiamando "libido" l'energia che in tutte si manifesta. Dal momento che non c'è artificio che riesca a eliminare la funzione sessuale dalla vita psichica, ci vediamo costretti a parlare di libido sessuale e di libido asessuale. Il nome libido va pertanto impiegato per designare esclusivamente le forze pulsionali della vita sessuale, come finora abbiamo fatto.»
(Introduzione alla psicoanalisi - Sigmund Freud)

L'impressione, comunque, anche alla luce degli sviluppi futuri dei due orientamenti psicoanalitici principali, è che dietro questa diatriba sulla natura della libido ci fosse un disaccordo più profondo, cioè due modi diversi di intendere il desiderio incestuoso e il relativo tabù della vicenda edipica.

Jung e la sua grande paura di un naufragio nella psicosi
A partire dal momento in cui i due grandi a fondamento dell'edificio psicoanalitico imboccarono strade diverse, e Jung si ritrovava solo, senza altri punti di riferimento che sé stesso, questi si immerse totalmente nella sua autoanalisi personale, come non aveva fatto prima. Egli arrivò ben presto, come più tardi confessò, a temere di dirigersi ineluttabilmente verso la psicosi, tanto potente e fascinoso risultava essere il materiale proveniente dall'inconscio, sia il suo che quello dei pazienti che si ritrovava a trattare. I suoi pazienti gli portavano nuovi contenuti provenienti da un unico inconscio ancora da chiarificare, ovvero da far riemergere alla luce della coscienza.

Jung seppe prendere le sue dovute precauzioni e procurarsi "salvagente" e "scialuppe di salvataggio"; così infine l'isoletta della sua coscienza resse bene all'incontro con l'oceano dell'inconscio e non sprofondò in esso, anzi fornì la materia base dei suoi libri successivi.

Val la pena di riportare di questo periodo del percorso psicoanalitico di Jung, uno dei momenti più drammatici di questa sua discesa nelle profondità dell'inconscio, dove però si celano anche le altezze dello spirito. Orbene lo psicoanalista nella sua autobiografia racconta come, in un momento in cui era completamente vissuto da grandi tensioni psichiche, tanto che esse sembravano in procinto di sfociare in una vera e propria psicosi, in quel medesimo istante in cui stava per cedere dall'inconscio emerse un contenuto che si presenta simultaneamente come una benedizione, se compreso e quindi integrato al pensiero cosciente, e una maledizione se invece non compreso e quindi abbandonato a sé stesso nel regno dell'inconscio — quell'ambito oscuro e ombroso del non-sapere di sé.

Si trattava del famoso sogno della caccia all'eroe Sigfrido e della sua uccisione, che proponeva a Jung una trasformazione del suo atteggiamento verso la vita, proposta che si compendiava nel sacrificio dell'eroe quale mito appartenente ancora all'ego. Stava ancora a significare che egli non aveva ancora pienamento compreso il senso della rivoluzione psicoanalitica come nuova rivoluzione copernicana, che spodesta radicalmente l'Io dal suo posto centrale nel sistema psichico e lo detronizza gerarchicamente in favore dell'inconscio.

«Non appena mi svegliai mi misi a meditare sul sogno, ma senza riuscire a capirlo. Cercai perciò di riprendere sonno; ma una voce di dentro mi diceva: «Devi capire il sogno, e devi capirlo subito![...] Se non lo capisci, devi spararti!». Nel cassetto del comodino c'era un revolver carico, e cominciai a spaventarmi. Mi misi allora a riflettere di nuovo, e improvvisamente il significato del sogno mi si rivelò[...] vi sono cose più alte della volontà dell'io, alle quali bisogna sottomettersi[...] in me si sprigionarono nuove energie, che mi aiutarono a portare a compimento l'esperimento con l'inconscio.»
(Ricordi, sogni e riflessioni - Carl Gustav Jung)

 

 
 
 

 

 
 
 
 
 
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Web

www.psicoterapia-counseling-disturbo-apprendimento.org
 
Psicologia. (2006, settembre 25).
Wikipedia, L'enciclopedia libera. Retrieved, settembre 28, 2006