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La prima cattedra universitaria di psicoanalisi
Reich non era il solo degli psicoanalisti a nutrire speranze in un trionfo del socialismo. Tra gli assertori di questi ideali vi era anche lo psicoanalista ungherese Sándor Ferenczi.

Prima del finire della prima guerra mondiale, nella quale anche Freud subì un grave lutto con la perdita di un figlio al fronte, Lenin prese il potere in Russia, innescando altri tentativi d'insurrezione simili in altre nazioni europee tra cui l'Ungheria, dove si insediò nel 1918 la repubblica ungherese socialista di Béla Kun. Fu proprio Ferenczi a ricoprire la prima cattedra universitaria di psicoanalisi, anche se per breve tempo, nella neonata repubblica. Nel 1920 il nuovo governo controrivoluzionario lo esonerò dall'incarico universitario.

Ferenczi era uno psicoanalista che aveva suscitato scalpore per il suo modo di condurre tecnicamente la psicoanalisi. Lo stesso Freud fu costretto a redarguirlo perché gli era giunta notizia che, spingendosi oltre la parola quale mezzo elettivo per condurre una analisi, Ferenczi giungeva ad accarezzare e baciare i suoi pazienti.

In seguito, pur se diversamente da Reich, le elaborazioni teoriche e le implicazioni cliniche di questo psicoanalista divergeranno sempre più dal resto del movimento psicoanalitico ,in particolare con la pubblicazione nel 1932 di un saggio dal titolo "Thalassa" ,che Freud definì "la più ardita applicazione della psicoanalisi che sia mai stata fatta". In esso si fa sentire l'influsso de "Il trauma della nascita", opera di un altro psicoanalista, Otto Rank, pubblicato nel 1924.

I suoi allievi più rilevanti sono da considerarsi: Melanie Klein, che con lui aveva iniziato l'analisi didattica prima di proseguirla con Abraham, Franz Alexander, Sandor Rado, Alice e Michael Balint.

La psicoanalisi arriva in Italia
La prospettiva psicoanalitica in Italia fu portata da due operatori sanitari, L. Baroncini del manicomio di Imola, e G. Modena del manicomio di Ancona. Essi la citarono in dei loro saggi scientifici del 1908.

Trieste capitale italiana della psicoanalisi
Tuttavia fu Trieste la città italiana destinata a restare famosa come la base dei primi pionieri italiani della psicoanalisi, prima del suo dilagare nel resto della penisola. A Trieste si trovava il primo vero psicoanalista italiano Edoardo Weiss (1889-1971), che già all'età di 24 anni nel 1913 (si laureò in medicina a Vienna nel 1914) apparteneva all'Associazione Psicoanalitica Internazionale. Non fu lui però il fondatore della Società Psicoanalitica Italiana, che fu invece creata a Teramo da Levi-Bianchini nel 1925.

Weiss viene comunque considerato il padre della psicoanalisi italiana perché furono suoi allievi tre psicoanalisti come il cattolico Emilio Servadio, Nicola Perrotti e Cesare Musatti, che hanno formato le successive generazioni di psicoanalisti italiani.

Weiss fu invece il promotore della rifondazione nel 1932 della società di psicoanalisi italiana, che fu trasferita a Roma, e della creazione della "Rivista italiana di psicoanalisi", in una situazione diversa che lo vedeva in aperta contrapposizione all'altro grande pioniere italiana Levi-Bianchini.

Psicoanalisi e letteratura italiana
La psicoanalisi, le sue tematiche e il suo linguaggio cominciano a colonizzare la letteratura italiana a partire dal 1923 con la pubblicazione del romanzo "La coscienza di Zeno" del romanziere, guardacaso triestino, Italo Svevo. In questo romanzo si racconta di un personaggio che, dedito al vizio del fumo, decide di intrapprendere una cura psicoanalitica per venirne fuori.

Anche nella poesia si fa sentire la ormai ineludibile presenza della psicoanalisi nelle opere poetiche di Umberto Saba, poeta triestino anch'esso. Il poeta tra l'altro era stato lui stesso in cura psicoanalitica proprio da Weiss, poiché in certi periodi veniva preso da manie suicide.

La psicoanalisi di orientamento junghiano a Roma
Per approfondire, vedi la voce Ernst Bernhard.

L'orientamento freudiano della psicoanalisi arrivò per primo in Italia, ma anni dopo (1936) uno tra i più autevoli esponenti dell'orientamento junghiano si stabilì a Roma. Si trattava di un rifugiato ebreo che giungeva da Berlino, un medico specializzato in pediatria, approdato in seguito alla psicoanalisi. Il suo nome era Ernst Bernhard e aveva compiuto la sua analisi didattica sia con Freud che con Jung.

In verità Jung risultava comunque già conosciuto in Italia sin dal 1903, poiché sulla rivista "Luce e Ombra" di Milano era apparsa una recensione della tesi di laurea di Jung "Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti", che Jung aveva dato alle stampe appena un anno prima nel 1902. A partire da quella data Jung verrà citato sulle pubblicazioni italiane sempre più spesso, ma Bernhard rappresentava l'arrivo della psicoanalisi in persona nella penisola.

A Roma Bernhard strinse amicizia con il decano dei freudiani italiani, Edoardo Weiss, che dal 1931 si era trasferito da Trieste a Roma. Fu proprio Weiss che lo aiutò a riprendere a esercitare la professione nella sua nuova città inviandogli i primi pazienti.

In Italia la situazione per gli ebrei divenne problematica con la proclamazione delle leggi razziali che entrarono in vigore nel 1938. In quello stesso anno la Società Psicoanlitica Italiana viene sciolta d'autorità.

Si racconta che le nuove leggi razziali, emanate dal governo fascista in ossequio alla politica di alleanza sempre più stretta con la Germania nazista, sconvolsero Weiss, che chiese consiglio e aiuto a Bernhard. Questi, che tra l'altro era avvezzo a praticare l'arte della divinazione, fece l'oroscopo aiutando Weiss a decidere la data della partenza per gli Stati Uniti, dove riuscì a rifugiarsi e a rimanere indenne dalle conseguenze delle leggi razziali.

Per Bernhard, che rimase in Italia, la sorte fu più drammatica per quanto, dati i tempi, comunque fortunata. A guerra già inoltrata fu arrestato e condotto in un campo di concentramento nel sud. Alcuni pazienti di Bernhard presto avvisarono un suo amico, un orientalista con il quale stava in quel momento collaborando, che non perse tempo per tentare l'impossibile mettendo, in moto ogni amicizia utile allo scopo. Infine Bernhard riuscì a tornare alla sua casa di Via Gregoriana 12 a Roma, anche se fino all'entrata degli americani nella città visse praticamente murato vivo in una stanza.

Sviluppi della psicoanalisi di orientamento junghiano dopo Bernhard
Ernst Bernhard, pur essendo tedesco va considerato come il padre di tutto il movimento psicoanalitico italiano di orientamento junghiano. È da lui, infatti, che hanno ricevuto la loro formazione i più noti psicoanalisti italiani junghiani come Mario Trevi, Aldo Carotenuto, Silvia Montefoschi.

L'inconscio universale e l'intersoggettività oltre il tabù dell'incesto
Per approfondire, vedi la voce Silvia Montefoschi.

Di questi suoi allievi, Silvia Montefoschi, già impegnata ad una rilettura unitaria e dialettica dei vari orientamenti della psicoanalisi, a partire dal 1977 iniziò una copiosa produzione, tendente ad una rifondazione epistemologica della teoria e della pratica psicoanalitica, nella quale la legge del tabù dell'incesto quale legge universale dell'evoluzione a partire dal Big-Bang trova un posto centrale. Allo stesso modo il concetto di intersoggettività, quale infrazione di questo tabù, si fa promotore di un'ulteriore evoluzione e che pertanto da essa non viene inteso come in altri ambiti del pensiero psicoanalitico, che fanno uso di questo concetto d'intersoggettività per riferirsi soltanto ad una tecnica psicoterapeutica.

Nella prospettiva di una psicoanalisi fondata sul tabù dell'incesto quale legge universale del processo evolutivo, l'intersoggettività quale infrazione di questo tabù acquista il senso radicale di un "normale" modus vivendi dell'uomo e della donna di conoscenza impegnati nella "rivoluzione radicale del reale", o processo di individuazione universale.

Nel quadro di questa impostazione teorica affiancò ai concetti di inconscio personale freudiano e di inconscio collettivo junghiano il suo inconscio universale e rilesse l'intera storia della psicoanalisi e delle sue varie scuole, correnti e orientamenti, apparentemente nello stile dialettico di Hegel, come un tutto unitario. Secondo la Montefoschi la psicoanalisi coincide con la storia della psicoanalisi e, a sua volta, la psicoanalisi quale ultima filosofia o "ultimo pensarsi del pensiero alle soglie dell'infinito" costituisce l'ultimo brano della storia universale per cui con la stessa "morte della psicoanalisi", allorché avrà esaurito la sua funzione evolutiva storico-sociale, si conclude la preistoria dell'essere e l'essere quale soggetto pensante duale potrà continuare ad esserci, ma senza più bisogno per esserci di declinarsi necessariamente nell'oggetto. Così che l'uni-verso nel portare a compimento quel processo d'individuazione, che è appunto la storia dell'uni-verso, troverà infine la sua vera identità, alla cui ricerca è sempre stato mosso, nell'uno vero finale.

 

 
 
 

 

 
 
 
 
 
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Web

www.psicoterapia-counseling-disturbo-apprendimento.org
 
Psicologia. (2006, settembre 25).
Wikipedia, L'enciclopedia libera. Retrieved, settembre 28, 2006