La psicoanalisi esce dal ghetto: Carl Gustav Jung
Per approfondire, vedi la voce Carl Gustav Jung.
Come molti studiosi della storia di questo movimento sostengono, l'arrivo di questo psichiatra, proveniente da uno dei più prestigiosi istituti psichiatrici, quello di Zurigo, è stato decisivo; decisivo non soltanto per un rilancio della psicoanalisi a livello teorico, ma anche a livello organizzativo e come movimento in espansione.
Ciò accadde nel 1906 quando il dottor Jung, dopo aver letto i saggi di Freud sui sogni, il metodo associativo, la sua certezza dell'eziologia sessuale delle nevrosi, intraprese dapprima una corrispondenza con il neurologo di Vienna e quindi lo incontrarò personalmente.
Dell'amicizia tra i due psicologi del profondo, di cui tanto si è parlato esasperando ora uno ora l'altro aspetto del loro dissidio seguente, rimane come documentazione il carteggio tra loro intercorso dal 1906 sino al 1913, anno della rottura.
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L'incontro di Jung con il "diavolo" sulla via della psicoanalisi
In quel momento dello sviluppo del pensiero psicoanalitico, Freud subiva un forte ostracismo a oltranza negli ambienti accademici che, pur conoscendolo, non pronunciavano nemmeno il suo nome in pubblico. Nello stesso tempo il dottor Jung, quale psichiatra impegnato soprattutto sul fronte della cura della schizofrenia e non delle semplici nevrosi, aveva progettato per sé proprio una carriera accademica. Che fare?
Ecco che in questa storia della psicoanalisi interviene il diavolo come protagonista, come in ogni storia significativa del resto, a suggerire al vero Jung la soluzione al problema:
«Una volta, mentre ero nel mio laboratorio e riflettevo su questi problemi, il diavolo mi suggerì che sarei stato giustificato se avessi pubblicato i risultati dei miei esperimenti e le mie conclusioni senza citare Freud. [...] Ma allora sentii la voce della mia seconda personalità: "Se fai una cosa simile, come se non conoscessi Freud, è un imbroglio. Non si può fondare la propria vita su una menzogna."»
(Ricordi, sogni, riflessioni - Carl Gustav Jung)
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Jung paladino della psicoanalisi di Freud costi quel che costi
«Con ciò la questione fu risolta: da allora in poi presi apertamente partito per Freud e lottai per lui.»
(Ricordi, sogni, riflessioni - Carl Gustav Jung)
Siccome un conferenziere, in un congresso medico tenutosi a Monaco proprio in quei giorni, parlava di nevrosi ossessive evitando deliberatamente di citare il nome di Freud, Jung prese immediatamente l'iniziativa di scrivere un saggio per una rivista medica deplorando il fatto accaduto al congresso ed esponendo la nuova concezione delle nevrosi scaturita dal lavoro di Freud.
Appena pubblicato l'articolo di Jung sulla rivista, allo stesso giunse una lettera di avvertimento di due professori tedeschi, in cui gli comunicavano "che se avessi continuato a stare dalla parte di Freud e a prenderne le difese, avrei rovinato la mia carriera accademica. Risposi: «Se ciò che Freud dice è la verità, sto con lui. Non m'importa nulla della carriera, se questa deve fondarsi su una limitazione delle ricerche e sull'occultamento della verità». E continuai a difendere Freud e le sue idee." (Ricordi, sogni, riflessioni, 1961, Carl Gustav Jung)
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L'investitura di Jung a "Principe" della psicoanalisi
Benché Jung avesse già fatto presente a Freud come forse sarebbe stato meglio utilizzare il concetto di libido, da intendersi come energia psichica astratta, senza identificarla totalmente con la sessualità, il maestro Freud gli risponde comunque per incoraggiarlo nella via intrapresa di mettersi anima e corpo al servizio della nuova scienza:
«Per come La conosco, Lei può meglio di chiunque altro continuare a portare a termine il mio lavoro.»
(Lettera del dottor Freud al dottor Jung del 7 aprile 1907)
Questa era ovviamente l'opinione del padre della psicoanalisi su Jung, ma gli altri fratelli della famiglia psicoanalitica, divenuta nel frattempo numerosa, non la pensavano così, in particolare gli psicoanalisti viennesi. Essi ebbero modo di mostrare il loro disappunto per questa investitura, ma Freud, per quanto riguardava il gruppo di Zurigo, riteneva che Bleuler avesse preso semplicemente a prestito la psicoanalisi per corroborare la sua teoria psichiatrica, mentre riteneva che Jung fosse divenuto un vero psicoanalista. Così Freud si mostrò sempre molto paziente con Jung, sino a che questi non esagerò e Freud dovette ricorrere ai ripari per salvaguardare la direzione originaria del movimento.
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Transfert e psicoanalisi: storie d'amore sull'altare della psicoanalisi
Le storie d'amore a cui qui ci si riferisce sono tante; tutte quelle nate agli esordi della psicoanalisi e anche dopo. Esse hanno dovuto trascendere se stesse nella direzione dello sviluppo di questa neonata scienza, già fin troppo scandalosa per il mondo. Al di là del buon nome della psicoanalisi, che si doveva comunque difendere, tale trascendimento in nome della scienza quale nuovo amore (o per dirla nel gergo psicoanalitico: la parola quale nuovo gradiente della libido) costituiva il metodo stesso psicoanalitico, la sua essenza e la condizione del suo sviluppo al di là dei transfert presenti nella normale vita quotidiana.
Né ci si deve meravigliare di questi accadimenti, poiché questa scienza è fondamentalmente una relazione umana e non una relazione superficiale o prettamente utilitaristica o di servizio. La psicoanalisi è una relazione umana gratuita (nel senso che non ha alcun altro scopo che esula dalla relazione medesima e della sua evoluzione), quindi in essa si mettono per forza di cose in gioco forze che normalmente non sono attivate, venendo a mancare anche molti pretesti, che obbligano i partner della relazione psicoanalitica situarsi nel cuore stesso della relazione e del suo vero senso. È proprio per queste e altre ragioni che molte relazioni psicoanalitiche sono molto più erotiche di certi amori del mondo.
Di queste storie, due in particolare sono le più conosciute. Entrambe si sono svolte agli albori della fondazione di questa nuova scienza: quella tra Anna O. (il cui vero nome era Berta Pappenheim) e il dottor Breuer e quella tra l'allora promettente dottor Carl Gustav Jung e Sabine Spielrein.
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"Anna O." — una storia d'amore con il dottor Breuer alla radice della nuova scienza
Bertha Pappenheim (1856-1936) presentava sintomi di tipo isterico. Aveva ventuno anni quando entrò in cura dal professor Joseph Breuer, di cui Freud era amico oltre che allievo e principale collaboratore. Il trattamente psicoterapeutico si svolse tra il 1880 e il 1882 e il suo caso clinico, sotto lo pseudonimo di "Anna O.", venne presentato nel 1895 in "Studi sull'isteria" di Breuer e Freud.
Breuer utilizzava il metodo ipnotico in maniera originale, tanto che Anna O. coniò il termine "cura con le le parole" per descrivere la terapia.
Con questo metodo dell'ipnosi catartica Breuer riuscì ad individuare i sintomi della paziente ed eliminarli uno ad uno, sino a che accadde un imprevisto di percorso: la paziente, che presentava fin dapprincipio pulsioni erotiche riferite alla persona del padre, il procedere del trattamento le trasferì sulla figura del medico che l'aveva in cura. La situazione si presentava ancora in gran parte sotto controllo, quando inaspettatamente segni di una gravidanza isterica vennero manifestati dalla paziente, la quale cominciò a dichiarare che stava aspettando un figlio dal terapeuta.
Il prof. Breuer, oltre che stimata personam era uno psichiatra di gran valore ed esperto, ma la nuova scienza psicoanalitica muoveva appena i suoi primi passi, sicché egli, spaventato, abbandonò Vienna lasciando la paziente in piena crisi. Breuer pregò il suo miglior allievo, il dottor Freud, di rilevare questa paziente così pericolosa per il suo buon nome e di salvare la sua famiglia da un naufragio.
Freud accettò di farsi carico del caso di Berta Pappenheim, e in seguito ne raccontò in uno dei suoi scritti dove introduceva i concetti analitici di ‘transfert' e ‘controtransfert'. Tale caso clinico entrò nella storia della psicoanalisi con il nome di "caso di Anna O".
Molti concetti o elaborazioni della psicoanalisi sono stati o modificati o abbandonati nel tempo, ma i concetti di "transfert" e "controtransfert" invece diventeranno sempre più centrali sino ad arrivare alle più attuali elaborazioni della corrente detta di psicoanalisi intersoggettiva. In essa i due concetti scaturiti dal "caso di Anna O." svolgono un ruolo preponderante sia nel condurre la terapia sia nell'elaborazione teorica dell'esperienza psicoanalitica.
Berta Pappenheim rimane una dei grandi sconosciuti eroi della psicoanalisi, che con il loro dramma personale e le loro sofferenze, inconsapevolmente hanno costituito materia prima nel costruire i concetti operativi fondamentali della nuova scienza umana. Divenuta finalmente adulta in tutti i sensi, si rivelò essere una persona straordinaria e divenne famosa per essersi occupata dell'infanzia operando nella costruzione della prima rete di asili infantili austriaca. Fu anche direttrice di un orfanotrofio a Francoforte e, oltre a essersi dedicata a studi sociologici attinenti alla prostituzione, fu militante e fondatrice della "Lega ebraica delle donne".
Nel 1954 la Repubblica Federale Tedesca, per rendere omaggio alla sua memoria, diede alle stampe un francobollo a lei dedicato.
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Innamorata del dottor Jung: Sabine Spielrein
Questa storia d'amore, che vede coinvolti anche la moglie del giovane medico svizzero e il dottor Freud come consulente di Jung nella faccenda, oltre che amico di Sabine, è stata portata sugli schermi anche con risvolti un po' morbosi da più di un regista.
In particolare sottolineamo le pellicole del regista svedese Marton "Mi chiamavo Sabine Spielrein" (2002), a detta di alcuni critici cinematografici la più aderente ai fatti storici, e alla pellicola del regista italiano Roberto Faenza "Prendimi l'anima" dello stesso anno, alla quale ha collaborato anche lo psicoanalista junghiano Aldo Carotenuto. Carotenuto ha peraltro riportato alla luce il carteggio Freud-Jung e il diario di Sabine Spielrein, dimenticati negli archivi. Lo psicoanalista si è mostrato comunque molto critico e ha sottolineato che il regista ha voluto dare troppa enfasi alle capacità amatorie del medico svizzero, forse per venire incontro alle aspettative del pubblico. Del resto si attende che gli eredi di Jung diano il consenso alla pubblicazione di parte del carteggio Jung-Freud a cui si sono sempre opposti: potrebbe nascondere altre sorprese.
Questa, in sintesi, è la storia di come una donna etichettata addirittura come psicotica, dopo essersi innamorata follemente del dottor Jung, divenne infine non soltanto psicoanalista, ma addirittura psicoanalista didatta.
La storia comincia al Burglozli ,famosa clinica psichiatrica di Zurigo, dove giunge una nuova paziente: si chiama Sabina Spielrein ed è una ebrea russa molto colta, figlia di una famiglia molto ricca. Di appena diciannove anni, già da sei soffriva di crisi depressive che si esprimevano anche con comportamenti violenti.
Il professor Bleuler, primario, decise di affidare questo caso, apparentemente di psicosi, ad uno dei migliori medici del suo staff, il dottor Jung. Egli lavorerà sul caso complessivamente per nove anni nel manicomio di Zurigo.
Jung opererà con Sabine seguendo le nuove direzioni psicoterapeutiche, che venivano allora elaborate dal lavoro pionieristico del dottor Freud, del quale la clinica psichiatrica di Zurico si faceva avanposto principale dopo Vienna. L'incontro psicoanalitico tra Jung e Sabine fu presto molto coinvolgente per entrambi. A prestar fede alle lettere di Sabine, ci si trova di fronte alla narrazione di una forte relazione erotica.
Sta di fatto, comunque, che il comportamento della ragazza cominciò a preoccupare in maniera sempre maggiore Jung ,che non riusciva più a capire cosa stesse succedendo. Nel film di Faenza viene riportato come assodato che tra paziente e medico ci fu realmente una relazione carnale; resta il fatto che Jung capì di aver ormai perso il controllo della situazione quando a un certo punto Sabine chiese a Jung un figlio per il quale aveva già pronto un nome: Sigfrido. Non contenta di ciò, volendo cercare lo scandalo a tutti i costi, rese pubblica la sua relazione con Jung.
Infine Jung riuscì a liberarsi di Sabine, salvando così anche il suo matrimonio e la sua carriera.
Sabine in seguito andò in analisi anche dallo stesso Freud, si sposò e si laureò in medicina con una tesi di laurea su un caso clinico di schizofrenia. Divenne psicoanalista e si dedicò, oltre alla cura di pazienti, alla formazione di nuovi medici che volevano divenire psicoanalisti. Ritornò in Russia, ma nel 1942 Sabine Spielrein, in quanto ebrea, giunge al termine del suo percorso evolutivo tragicamente, uccisa dai nazisti nella sinagoga di Rostov.
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